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27/08/2025by langantisaStatements

Francesco Fisfola [Direttore di Produzione]: «30 anni non sono una consacrazione, sono una responsabilità»

Viviamo in un tempo che pretende di spiegare tutto, classificare tutto, rendere tutto immediatamente disponibile.

Confondiamo troppo spesso la velocità con la comprensione, l’informazione con la conoscenza, la visibilità con la presenza.

L’arte continua invece ostinatamente a fare il contrario. Introduce un’incrinatura nelle certezze, rallenta il giudizio, restituisce complessità. Ci espone all’ambiguità. Ci ricorda che non tutto ciò che conta può essere spiegato e che non tutto ciò che è essenziale desidera essere risolto.

Ma un festival costruisce il proprio futuro anche attraverso la formazione. Forma il pubblico, educandolo alla curiosità, al confronto con linguaggi diversi, alla disponibilità di lasciarsi sorprendere. E forma le professionalità che lo rendono possibile: tecnici, organizzatori, operatori culturali, maestranze, giovani collaboratori. Ogni edizione è un luogo di trasmissione di competenze, di esperienze, di relazioni. È un patrimonio che non si esaurisce nel tempo della programmazione, ma continua a vivere nelle persone che il Festival ha contribuito a far crescere. Forse è questo il compito più autentico di un festival dopo trentanni: non offrire risposte miglion e consolatorie, ma custodire domande più profonde.

Resistere alla tentazione di diventare prevedibile. Continuare a sorprendere, perfino sé stesso.

Trent’anni, allora, non sono una consacrazione. Sono una responsabilità. Significano continuare a scegliere il rischio quando sarebbe più semplice scegliere la formula dell’approvazione, quella facile, quella ruffiana. Un festival, al contrario, deve continuare a cercare ciò che ancora non ha un nome invece di riproporre ciò che ha già trovato consenso. Non inseguire il presente, ma provare a precederlo di un passo. Continuare a credere che il proprio compito non sia riempire gli spazi, ma aprirli. Perché un festival non lascia in eredità gli spettacoli che ha ospitato, ma una diversa idea del possibile.

E se una ricorrenza ha davero un senso, non è quello di certificare una durata, ma di rilanciare una promessa: che ci sarà ancora uno spazio in cui l’immaginazione avrà più forza dellabitudine, il dubbio più valore della certezza, l’incontro più futuro della memoria. Forse è questa la forma più autentica della durata: non conservare cio che si è stati, ma continuare a meritare ciò che si desidera diventare. Perché un festival non compie trent’anni il giomo in cui li celebra. Li compie ogni volta che sceglie di non ripetersi.

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Castel-dei-mondi—Sito
27/08/2025by langantisaNews

Trent’anni di Festival Internazionale Castel dei Mondi

Trent’anni sono un traguardo raro e prezioso per un festival. Non sono solo il segno di una lunga durata, ma il risultato di una visione che ha saputo rinnovarsi, evolvere e dialogare con i cambiamenti culturali, sociali e artistici del nostro tempo. Questo festival nasceva trent’anni fa con un’intuizione forte: creare uno spazio in cui i linguaggi dell’arte – teatro, danza, musica, performance, arti visive – potessero convivere, contaminarsi, interrogarsi. Un festival multidisciplinare quando questa parola ancora non era una moda, ma una necessità. Una piattaforma aperta alla sperimentazione, alla ricerca, al rischio.


In tre decenni, il festival ha ospitato centinaia di artisti, compagnie, progetti, visioni. Ha coinvolto migliaia di spettatori, cittadini, studenti, professionisti. Ha attraversato crisi, trasformazioni, rinascite. Ed è oggi più che mai un presidio di libertà espressiva e di pensiero critico, un laboratorio di immaginazione collettiva.
Celebrare i 30 anni significa riconoscere il valore del lavoro di chi ha reso possibile questo percorso: istituzioni, volontari, pubblico, direzioni artistiche e organizzative operatori, tecnici. Ma significa anche rilanciare: interrogarsi sul futuro, sulle nuove generazioni, su come continuare a essere uno spazio vivo, necessario e sorprendente. Questa trentesima edizione non è solo una festa: è un nuovo inizio.

Raggiungere trent’anni di storia non è solo un traguardo anagrafico, ma la prova concreta che il festival ha saputo dialogare in profondità con il tempo che cambia, con la città che si trasforma, con un pubblico che evolve. Ed è proprio questa capacità di rimanere fedele a sé stesso innovandosi che ne ha fatto, edizione dopo edizione, un punto di riferimento nel sistema culturale regionale. Oggi più che mai, la cultura deve osare. In un tempo segnato da crisi ambientali, fratture sociali e spaesamento collettivo, il festival si propone come uno spazio necessario dove l’arte non consola, ma interroga; non rassicura, ma apre possibilità.


È proprio nel rischio, nella sperimentazione, nella multidisciplinarità che si cela la sua forza: accogliere l’imprevisto, mettere in relazione linguaggi diversi, e soprattutto dare voce a ciò che spesso resta ai margini. Il progetto di questa edizione del festival vuole interrogare la contemporaneità attraverso i linguaggi del corpo, della scena, della parola, della musica e della performance. In un tempo in cui le identità si moltiplicano, si mettono in discussione, le arti performative diventano strumento di attraversamento, critica e reinvenzione. Il tema centrale di quest’anno si articola attorno a tre nuclei interconnessi: identità, corpo, sessualità. Le opere selezionate – spettacoli, performance site-specific, installazioni, laboratori e incontri – intendono dare spazio a soggettività complessse, voci marginali, narrazioni non conformi. Il corpo, luogo della rappresentazione ma anche della resistenza, diventa il campo d’indagine privilegiato.

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bruno
12/08/2025by livesinelimeStatements

Sindaca Giovanna Bruno: «Castel dei Mondi un festival fra i più longevi d’Italia, ma giovanissimo»

Il Festival, il nostro Festival Castel dei Mondi, è grande abbastanza da poter essere annoverato tra i più longevi d’italia; ma ancora giovanissimo per le energie che ha da sprigionare, per la forza attrattiva che lo ammanta di sperimentazione e di innovazione. Oggi come da sempre. È diventato maturo, nella fidelizzazione di un pubblico che lo attende, puntuale. Che lo segue con interesse e meraviglia. E foriero di curiosità, in ogni edizione. Punta alla ricerca di ciò che non è ovvio, tra linguaggi e proposte che sono figli di questi tempi in cui l’arte può essere chimera ma resta una certezza. Tra le più affascinanti. Perché attraverso essa, nelle sue poliedriche forme, si elevano le coscienze e crescono le Comunità, orientando al bello e alla meraviglia azioni che sono scelte e che si fanno costume.

Non un costume da finzione scenica. Ma l’abito di una società che si veste di stupore e che in essa, nell’arte medesima, vuole trovare l’antidoto più forte alla ovvietà e alla noia, alla rassegnazione e alla superficialità. Abbiamo pensato di affidare alla carta stampata, affascinante come la tua storia, scene e contributi dalla tua nascita all’attualità. E scorrendo immagini e girando pagine e leggendo passaggi, prende forma nella mente ciò che eri in chi ti ha generato, così come la tua evoluzione, la tua scommessa rigenerativa e la tua sana resilienza. I pochi e i tanti che ti hanno reso grande, solido e credibile, in qualche modo si ritrovano in questo racconto che emoziona e consolida una convinzione: sei risorsa. Tra le più potenti per questa terra. La potenza del tuo essere trasversale, del tuo indagare oltre l’immaginazione, oltre ciò che è già noto. Si, perché tu sei anche questo: scoperta continua, coraggiosa e ardua. Come il teatro, come la prosa, come i suoni, i colori, le armonie e le suggestioni che ti accompagnano, ieri come oggi.

Buon compleanno, caro nostro Festival. Ne spegneremo ancora di tue candeline, sapendoti compagno e approdo per chi cerca, per chi vive, per chi sogna. Andria è il tuo scrigno, le tue radici. La tua porta per il futuro.

Grazie a te per ciò che sei. Grazie a chi lavora per consegnarti alla longività, tu che sei patrimonio collettivo.

Buon cammino!

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carb
12/08/2025by livesinelimeStatements

Riccardo Carbutti [Direttore Artistico]: «la nuova edizione fra squilibri, misteri e le meraviglie del possibile»

L’edizione di quest’anno del festival si sviluppa attorno a una linea tematica che intreccia le tensioni del presente con le possibilità dell’immaginazione. “Squilibri e Misteri” è un invito ad abitare l’incertezza, a esplorare ciò che sfugge alla norma, a riconoscere nel disordine creativo una forza generativa. Le performing arts diventano lo strumento con cui indagare questioni centrali della contemporaneità: identità fluide, corpi in trasformazione, sessualità non conformi, appartenenze multiple. Le opere selezionate propongono sguardi critici e visionari, capaci di rompere codici prestabiliti e di aprire varchi nel senso comune.

In dialogo con questi temi, una sezione del festival sarà dedicata alla rilettura dei classici della letteratura attraverso il prisma del presente: riscritture sceniche, interpretazioni performative, remix visivi e sonori che riportano alla luce ciò che nei testi canonici è stato trascurato, rimosso o censurato. Il festival si presenta così come uno spazio liminale, dove l’eccesso diventa linguaggio, l’errore possibilità, l’enigma territorio fertile. Un luogo in cui l’arte non spiega ma dischiude, non definisce ma espone al mistero. Attraverso spettacoli, installazioni, incontri e laboratori, “Squilibri e Misteri” accoglie l’imprevedibile e celebra la meraviglia di ciò che ancora può accadere.

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PaoloPonzio
11/08/2025by livesinelimeStatements

Prof. Paolo Ponzio: «Castel dei Mondi esempio perfetto di festival mediterraneo»

Trent’anni e non sentirli: “Castel dei Mondi” non è solo uno dei festival più longevi della Puglia. È una delle esperienze che meglio raccontano la capacità del Mezzogiorno di produrre cultura contemporanea, innovazione e visione. In questi anni di attività, il Festival ha trasformato Andria da luogo apparentemente periferico rispetto ai grandi circuiti nazionali in un crocevia internazionale delle arti performative, mettendo in relazione teatro, danza, musica, circo contemporaneo, arti visive e pratiche site-specific. La sua essenzialità risiede soprattutto nell’avere dimostrato che il Sud non è condannato a ricevere modelli elaborati altrove, ma può generarne di propri. Nel solco del pensiero meridiano, “Castel dei Mondi” ha interpretato il Mediterraneo non come confine, bensì come spazio di incontro, contaminazione e cooperazione tra culture. E, in questo, il richiamo a Castel del Monte e alla figura cosmopolita di Federico Il ha fornito al Festival una radice storica forte, capace di aprirsi alla contemporaneità e al dialogo con l’Europa, ai Balcani e alle diverse radici del Mediterraneo.

Ma, il Festival ha soprattutto modificato il rapporto tra la città e i suoi spazi: piazze, chiostri, cortili, periferie, edifici storici e luoghi dismessi sono diventati parte dell’esperienza artistica. In questo modo, “Castel dei Mondi” ha prodotto una vera rigenerazione simbolica del territorio, restituendo intensità ai luoghi della vita comune, formando nuovi pubblici e trasformando lo spettatore da semplice destinatario a parte attiva di un’esperienza collettiva. Per le politiche culturali della nostra regione, questa esperienza rappresenta un modello strategico, mostrando che investire nella cultura non significa finanziare eventi, bensì costruire comunità, sostenere la ricerca artistica, creare reti internazionali, promuovere formazione, partecipazione e crescita civile. E significa, prima di tutto, contrastare l’idea di una cultura ridotta a intrattenimento o a complemento dell’offerta turistica, contribuendo, invece, a immaginare che il futuro della Puglia possa essere quelfo di un laboratorio culturale nel e del Mediterraneo.

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