Trent’anni sono un traguardo raro e prezioso per un festival. Non sono solo il segno di una lunga durata, ma il risultato di una visione che ha saputo rinnovarsi, evolvere e dialogare con i cambiamenti culturali, sociali e artistici del nostro tempo. Questo festival nasceva trent’anni fa con un’intuizione forte: creare uno spazio in cui i linguaggi dell’arte – teatro, danza, musica, performance, arti visive – potessero convivere, contaminarsi, interrogarsi. Un festival multidisciplinare quando questa parola ancora non era una moda, ma una necessità. Una piattaforma aperta alla sperimentazione, alla ricerca, al rischio.
In tre decenni, il festival ha ospitato centinaia di artisti, compagnie, progetti, visioni. Ha coinvolto migliaia di spettatori, cittadini, studenti, professionisti. Ha attraversato crisi, trasformazioni, rinascite. Ed è oggi più che mai un presidio di libertà espressiva e di pensiero critico, un laboratorio di immaginazione collettiva.
Celebrare i 30 anni significa riconoscere il valore del lavoro di chi ha reso possibile questo percorso: istituzioni, volontari, pubblico, direzioni artistiche e organizzative operatori, tecnici. Ma significa anche rilanciare: interrogarsi sul futuro, sulle nuove generazioni, su come continuare a essere uno spazio vivo, necessario e sorprendente. Questa trentesima edizione non è solo una festa: è un nuovo inizio.
Raggiungere trent’anni di storia non è solo un traguardo anagrafico, ma la prova concreta che il festival ha saputo dialogare in profondità con il tempo che cambia, con la città che si trasforma, con un pubblico che evolve. Ed è proprio questa capacità di rimanere fedele a sé stesso innovandosi che ne ha fatto, edizione dopo edizione, un punto di riferimento nel sistema culturale regionale. Oggi più che mai, la cultura deve osare. In un tempo segnato da crisi ambientali, fratture sociali e spaesamento collettivo, il festival si propone come uno spazio necessario dove l’arte non consola, ma interroga; non rassicura, ma apre possibilità.
È proprio nel rischio, nella sperimentazione, nella multidisciplinarità che si cela la sua forza: accogliere l’imprevisto, mettere in relazione linguaggi diversi, e soprattutto dare voce a ciò che spesso resta ai margini. Il progetto di questa edizione del festival vuole interrogare la contemporaneità attraverso i linguaggi del corpo, della scena, della parola, della musica e della performance. In un tempo in cui le identità si moltiplicano, si mettono in discussione, le arti performative diventano strumento di attraversamento, critica e reinvenzione. Il tema centrale di quest’anno si articola attorno a tre nuclei interconnessi: identità, corpo, sessualità. Le opere selezionate – spettacoli, performance site-specific, installazioni, laboratori e incontri – intendono dare spazio a soggettività complessse, voci marginali, narrazioni non conformi. Il corpo, luogo della rappresentazione ma anche della resistenza, diventa il campo d’indagine privilegiato.