Trent’anni e non sentirli: “Castel dei Mondi” non è solo uno dei festival più longevi della Puglia. È una delle esperienze che meglio raccontano la capacità del Mezzogiorno di produrre cultura contemporanea, innovazione e visione. In questi anni di attività, il Festival ha trasformato Andria da luogo apparentemente periferico rispetto ai grandi circuiti nazionali in un crocevia internazionale delle arti performative, mettendo in relazione teatro, danza, musica, circo contemporaneo, arti visive e pratiche site-specific. La sua essenzialità risiede soprattutto nell’avere dimostrato che il Sud non è condannato a ricevere modelli elaborati altrove, ma può generarne di propri. Nel solco del pensiero meridiano, “Castel dei Mondi” ha interpretato il Mediterraneo non come confine, bensì come spazio di incontro, contaminazione e cooperazione tra culture. E, in questo, il richiamo a Castel del Monte e alla figura cosmopolita di Federico Il ha fornito al Festival una radice storica forte, capace di aprirsi alla contemporaneità e al dialogo con l’Europa, ai Balcani e alle diverse radici del Mediterraneo.
Ma, il Festival ha soprattutto modificato il rapporto tra la città e i suoi spazi: piazze, chiostri, cortili, periferie, edifici storici e luoghi dismessi sono diventati parte dell’esperienza artistica. In questo modo, “Castel dei Mondi” ha prodotto una vera rigenerazione simbolica del territorio, restituendo intensità ai luoghi della vita comune, formando nuovi pubblici e trasformando lo spettatore da semplice destinatario a parte attiva di un’esperienza collettiva. Per le politiche culturali della nostra regione, questa esperienza rappresenta un modello strategico, mostrando che investire nella cultura non significa finanziare eventi, bensì costruire comunità, sostenere la ricerca artistica, creare reti internazionali, promuovere formazione, partecipazione e crescita civile. E significa, prima di tutto, contrastare l’idea di una cultura ridotta a intrattenimento o a complemento dell’offerta turistica, contribuendo, invece, a immaginare che il futuro della Puglia possa essere quelfo di un laboratorio culturale nel e del Mediterraneo.

