"NON CI INTERESSA LA SINDROME DEL SOLD OUT. PUNTIAMO SUI CONTENUTI"

Il direttore artistico Riccardo Carbutti presenta la ventiduesima edizione della kermesse di Andria

20 set 2018 


È tutto pronto per la ventiduesima edizione del Festival Castel dei Mondi di Andria. “Il tempo della città”, questo è il tema che lega i tanti spettacoli che si svilupperanno dal 21 al 30 settembre, con qualche appendice anche ad ottobre. Si spazia dal teatro classico a quello sperimentale, dalle esibizioni acrobatiche a quelle di danza, e non mancheranno le curiosità per gli spettatori, che si muoveranno nei luoghi del festival ed in particolar modo nel centro storico di Andria. A Riccardo Carbutti, direttore artistico della kermesse, il compito di presentarla nei particolari.


Quali sono le novità della 22esima edizione?
«Il festival ha una sua progettazione triennale, che ha visto vincere il bando regionale dell'assessorato alla Cultura, ed evidentemente deve seguire una linea coerente. Ogni anno provo ad innescare un tema alternativo e diverso. Quest'anno i lavori delle compagnie sono legati alla scelta dello stupore e della meraviglia. Ho inserito delle operazioni che vedono un passaggio importante nella innovazione tecnologica, nella maggiore internalizzazione e soprattutto nella partecipazione pubblica. Questi sono gli elementi in più rispetto agli anni passati».


Avete inteso un festival che possa abbracciare un pubblico variegato?
«Si, perché è un teatro per tutti, attraverso progetti che ci serviranno anche a capire come reagiscono il territorio e la città di Andria. Le due operazioni 'pilota' sono La partida di danza contemporanea ad opera della coreografa spagnola Vero Cendoya (già andata in scena nell'anteprima del 5 e 6 settembre), e la performance di Olivier Grossetete con la costruzione monumentale partecipata, come seguito ad un laboratorio che coinvolgerà anche gli studenti della Istituto Professionale Lotti e alcuni ospiti della comunità “Migrantes Liberi” di Andria. Questi ragazzi aiuteranno l'artista e la sua equipe ad assemblare 1.300 cartoni per realizzare le basi dell'installazione di Castel del Monte, che sarà alta circa 10 metri. Il Castello sarà successivamente edificato con il contributo dei singoli cittadini che vorranno partecipare. E poi, come elemento catartico, ci sarà la demolizione di questa opera (28 e 29 settembre in piazza Catuma)».


Il festival si spinge sempre più oltre i confini cittadini e coinvolge anche le città limitrofe.
«Il festival è diventato patrimonio della Provincia. Quest'anno ci saranno spettacoli a Barletta, Trani e Bisceglie, oltre che Corato e Ruvo. Punterei l'attenzione proprio su Corato, dove grazie all'assessore Claudia Lerro, ci sarà la prima nazionale di
4.48 Psychosis di Sarah Kane, con un testo noto che Enrico Frattaroli rende unico (29 e 30 settembre al teatro Comunale). E poi, grazie all'assessore Monica Filograno, a Ruvo sarà dato spazio anche ai più piccoli per lo spettacolo Cappuccetto rosso (14 ottobre al Teatro Comunale)».


Il Castel dei Mondi regala anche spazio ad artisti del territorio...
«È un'opportunità che l'organizzazione dà alle compagnie professionistiche e semi professionistiche della nostra terra. Una vetrina per promuovere le proprie opere. Ma è anche un luogo di confronto, utile per mettersi in relazione con strutture e processi di produzioni diversi».


I numeri del passato sono importanti. Puntate a superarli?
«Confermarli sarà difficile perché abbiamo spazi più ridotti e meno spettacoli rispetto al passato. Ma il discorso è diverso. A noi non interessa la sindrome del “sold out”. Puntiamo, invece, a far passare i contenuti. Per me un festival deve regalare domande».