HUMAN ANIMAL di Paola Di Mitri,

LA BALLATA DIE LENNA

regia Nicola Di Chio, Paola Di Mitri, Miriam Fieno.

Da una parte: un ufficio illuminato dai neon, tre dipendenti dell'Agenzia delle Entrate e un'alluvione appena passata; dall'altra parte: una sala d'aspetto gremita dal pubblico. In mezzo a loro: uno schermo su cui lo spettatore seduto vede proiettato il video-reportage della giornata di lavoro che quei tre impiegati, intenti a ripulire dal fango pratiche e faldoni, stanno portando avanti. Che cosa significa restare umani nonostante la noia e la complessità burocratica del vivere quotidiano? A cercare di rispondere a questa domanda, è una telecamera che, in presa diretta, segue senza soluzione di continuità i tre personaggi e le loro azioni, restituendo una graffiante sequenza di primi piani, particolari, carrellate, soggettive che vanno a scavare nell’intimità profonda dei tre impiegati, fino a far emergere quell' umanità di cui tutti noi, che siamo stati almeno una volta pubblico agli sportelli, ignoriamo tendenzialmente l'esistenza. Lo spettatore sente la voce e percepisce la presenza viva dei personaggi che agiscono dietro lo schermo, ma vede proiettato solo ciò che la macchina da presa decide di catturare. La sensazione è quella di occupare, in quella sala d'attesa, un posto privilegiato che consente di poter spiare ciò che nella quotidianità non è ammesso vedere. Ma il vero spiazzamento arriva quando non è più possibile comprendere, così come giornalmente ci accade nella so-cietà dell’informazione in cui siamo immersi, quanto di quello a cui si assiste sia autentico e quanto sia ma-nipolato. Tutto è giocato sul limite che corre tra essere e non essere, tra realtà e finzione, attraverso quella strettissima linea di confine esistente tra la fiction e la non fiction, tra il teatro e il real cinema, stesso filo che ha più volte analizzato e percorso DFW con la sua produzione letteraria. Il corpo dell'attore giostra a negarsi attraverso la bidimensionalità dell'immagine per poi irrompere davanti allo schermo e dichiarare la propria autorialità, ribadendo, di fronte all’occhio nudo dello spettatore, la sua presenza viva, tridimensio-nale, fatta di carne ed ossa. E lo spettatore stesso diventa protagonista di un meccanismo che inconsape-volmente lo porta ad entrare e uscire di continuo dal ruolo di pubblico: prima teatrale, poi in attesa in una sala d'aspetto, poi televisivo e di nuovo teatrale, per riprendersi infine ciascuno il proprio posto.Attraverso una rappresentazione fatta di incastri e destabilizzanti relazioni, in cui esistenza ed oggettività fuoriescono dalle categorie di vero e falso, si gioca in un’esplorazione tra teatro e arti visive con gli elementi strutturali e letterari di DFW, che diventa, alla fine, lui stesso osservatore del gioco scenico.

 

Officina San Domenico
06/09/2017
inizio 21:45