AL FESTIVAL " CE NE ANDIAMO PER NON DARVI ALTRE PREOCCUPAZIONI"

L'anteprima nazionale del duo Deflorian/Tagliarini

26 ago 2013 



Come nelle precedenti edizioni, grande protagonista  del Festival è il centro storico che, chiuso al traffico, diventa sede della maggior parte degli spettacoli e meta di visite guidate per la promozione del territorio verso l’esterno. E' stato così anche per Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni, nuovo progetto dei sofisticati Daria Deflorian e Antonio Tagliarini nato in collaborazione con Monica Piseddu. Lo spunto per la realizzazione di questo particolare lavoro è stato dato dall’incipit del romanzo giallo “L’esattore” dello scrittore greco Petros Markaris, in cui quattro pensionate si tolgono la vita di fronte all’impossibilità di sopravvivere nella crisi economica del loro Paese, con la dignità del non dar più alcun disturbo a nessuno. Facendolo in modo semplice, consapevole, sereno. Nel messaggio comune che lasciano, c’è proprio la frase scelta come titolo. Non una ribellione, non una lamentazione, ma un atto di elevata dignità, quasi un ironico seppur amaro modo di ‘aiutare’ invece che di chiedere aiuto.
Ci raccontano infatti Deflorian e Tagliarini: “Per quanto tristemente vicina alla realtà si tratta di una finzione letteraria e non di un fatto di cronaca. E questo ci ha permesso di immaginarlo non solo come un terribile gesto di disperazione, ma come un atto di protesta. Un NO. Una protesta che viene dalla parte più mite e fragile di una società in crisi che non riesce più a garantire alla gente una sopravvivenza dignitosa.”
Il tema della crisi è duplice: inerente all’attuale contesto storico, ma anche al suo fragile involucro, il teatro, lo spazio fisico in cui il dramma prende forma. La crisi, infatti, ha negato la possibilità di allestire materialmente lo spettacolo e ha lasciato gli attori al confine con l’impossibilità di rappresentarlo. Niente scenografia, quindi, né effetti sonori, ma solo il corpo degli attori. Senza null’altro in scena, a parte qualche sedia, al corpo e alla gestualità è affidato un compito molto importante: per quanto gli attori-personaggi si sforzino di non essere personaggi, la loro verità scenica, impressa nella memoria del corpo, non può fare a meno di risalire in superficie.