Festival Castel dei Mondi, domani 3 settembre con i fratelli Forman e il teatro Koreja

Le schede degli spettacoli della rassegna internazionale

02 set 2017 


SCENA INTERNAZIONALE


PRIMA NAZIONALE - SOSTEGNO ALLA PRODUZIONE


ore 21.45 Luogo: Piazza Catuma


FORMAN’S THEATRE (REP. CECA)


DEADTOWN


Forman Brothers´ Wild West Show


di Ivan Arsenjev e Petr Forman


regia Petr Forman


con Petr Forman, Veronika Švábová, Marek Zelinka, Jacques Laganache, Daniela Vorácková / Simona Babcáková, Josefína Voverková, Vojta Švejda / Jirí Kniha, Michael Vodenka / Miroslav Kochánek, Ivan ”Zobák” Pelikán, Petr “Goro” Horký, Josef Sodomka / Ivan Arsenjev, Philippe Leforestier, Mitakuye Oyeasin, Jakub Tokoly and Dizzy Gilagio (Didier Castelle, Francois Lezer, Michel Oger, Thierry Malard)


scenografia Josef Sodomka, Matej Forman - coreografia Veronika Švábová, Marek Zelinka and collective - musiche di Marko Ivanovic, Jarda Traband Svoboda


 


Chi racconta le storie governa il mondo“ [Proverbio Hopi]


Attesissimo ritorno della Compagnia dei Fratelli Forman. Il precedente spettacolo visto ad Andria nel 2009, Obludarium, è considerato da tutti il più bello di tutte le edizioni del Festival. Dieci anni dopo Obludarium, i fratelli praghesi si lanciano in una nuova avventura. Questa volta si dirigono verso il buon vecchio Selvaggio West. L’idea nasce da una storia quasi incredibile: l’inventore della prima “taglia” (il famoso “wanted”), piantata con il coltello sulla porta di un saloon, pare fosse un emigrato ceco, un pittore fuggito nel lontano West per una ferita d’amore causata da suo fratello gemello, attore. Da questa vicenda (leggenda?) lo spunto per la loro nuova creazione, che, come in Obludarium, si associa alla costruzione di uno spazio teatrale dedicato, dall’aspetto di un saloon. Alla cifra caratteristica dei Forman (un teatro concreto e materiale fatto di attori, maschere, marionette di tutte le dimensioni, musica, scene dipinte, colori) si aggiungono le proiezioni, ispirate in 3d, come tutto lo spettacolo, ad antiche foto in bianco e nero, romanzetti popolari, film muti di cowboy e vecchie comiche dolcemente colorate in seppia; com’è nella loro poetica, uno spettacolo giocosamente naife, se paragonato all’asettica pulizia del tempo presente, terribilmente e consapevolmente imperfetto, in linea con la loro idea tumultuosa e rude dell’epoca della frontiera (e del teatro). Un’opera d’arte “totale”, in cui i mezzi del teatro, immagini, suoni, lo spazio teatrale stesso concorrono a creare un’immersione dello spettatore nel mito di un Far West che non c’è più, fatto di pistoleri, chanteuses, indiani e, anche, romantici ed eroici artisti.


 


 


FOCUS PUGLIA


ore 21.45 - Luogo: Palazzo Ducale


CANTIERI TEATRALI COREJA


GUL. UNO SPARO NEL BUIO


da un’idea di e con Gemma Carbone
con Gemma Carbone


scritto da Giancarlo De Cataldo, Gemma Carbone, Giulia Maria Falzea, Riccardo Festa
assistenti alla regia Giulia Maria Falzea e Riccardo Festa


musiche di Harriet Ohlsson - costumi di Marika Hansson
con la consulenza artistica di Salvatore Tramacere


ricerca attoriale in collaborazione con Marco Sgrosso


con il supporto di Konstnärsnämnden, ABF, Teatro Dimora Arboreto, Armunia - Centro di residenza artistica Castiglioncello - Festival Inequilibrio e Residenza


 


 


 


GUL significa giallo in svedese. Questa storia coniuga due elementi distanti eppure pertinenti: il primo è il genere, in letteratura comunemente conosciuto come giallo, appunto; il secondo è uno degli eventi più traumatici della storia contemporanea europea: l’omicidio del premier svedese Olof Palme. Nel 1986, l’assassinio di Olof Palme ha segnato la storia politica mondiale, esattamente come, quasi vent’anni prima e in un altro continente, la morte di John Fitzgerald Kennedy sconvolse gli equilibri politici del tempo. L’omicidio di Olof Palme è un cold case per eccellenza. Oggi, quello che ci rimane della sua vita non è altro che una storia densa di complotti e interessi politici, un lutto nazionale, un assassino mai arrestato. Segreti, social-democrazia e sangue.


CONTENUTI EXTRA


ore 17 – Officina San Domenico


LO SPETTATORE CHE RACCONTA


di Pickwick con Alessandro Toppi


Laboratorio gratuito fino ad un massimo di 15 iscritti


 


 


Un Festival non è solo un insieme di spettacoli, la vetrina di un'offerta culturale episodica, un evento destinato a non incidere sul contesto: il Festival è un progetto che si prende cura della vocazione identitaria di un territorio traducendola in un'esperienza. L'esperienza del Festival muta così il dove in cui esso avviene: ne modifica l'organizzazione spaziale, ne cambia il fluire quotidiano del tempo, coniuga diversamente la funzione di uno scorcio, un monumento, quella strada, questa piazza. Consente, della città, una visione extra-ordinaria; permette ai cittadini la variazione bioritmica della propria presenza e li spinge ad osservare, frequentare e vivere i propri luoghi consueti in maniera inconsueta.


Per questo scopo de Lo spettatore che racconta non è la formazione di una classe di nuovi critici che produca la narrazione professionale del “Festival Castel dei Mondi”; il fine è invece articolare ulteriormente l'esperienza del Festival stesso consentendo a un gruppo di cittadini/spettatori speciali (eterogenei per età, ceto sociale, scolarizzazione, provenienza urbana, livello di teatralizzazione già in essere) di ritrovarsi quotidianamente a discutere, intessendo relazioni e riflessioni da tramutare in scrittura perché – questa scrittura, ad un tempo individuale e collettiva – sia testimonianza di come la città ed alcuni dei suoi abitanti stiano percependo, traversando, vivendo il “Festival Castel dei Mondi”: i suoi luoghi, i suoi spettacoli, le sue visioni. Si tratta, così, di far raccontare il Festival da chi ne è il vero beneficiario: gli andriesi. La scrittura – meglio: le scritture – comporranno un blog quotidiano, così diventando l'altro punto di vista su quel che sta accadendo ad Andria.


 


 


L'ufficio stampa locale